La spiegazione del titolo del Meeting di Rimini edizione 2008 (leggi) riassunta nel comunicato stampa.
Consigliamo la visione integrale dell'incontro (tenuto dal professore Marco Bersanelli) in www.meetingrimini.tv
EM
venerdì 29 agosto 2008
martedì 26 agosto 2008
En passant
Adriano Sofri sul Foglio commenta l'episodio della ragazzina fermata a Baghdad con una cintura esplosiva fattale indossare dalla madre:
Festeggio con tutto il cuore la ragazzina imbottita di esplosivo che a Baquba ha trovato il modo di attirare su sé l'attenzione della polizia, rifiutandosi così in extremis all'attentato suicida cui era stata condotta da sua madre. Quella benedetta ragazzina, bella da vedere mentre scherzava coi militari con una faccia timida da liberata, ha salvato se stessa, qualche decina di persone ignare, e sua madre, che non glielo perdonerà mai. Non le perdonerà mai di doverle la vita, dopo avergliela data, e averne progettato una così redditizia conclusione. Sua madre appartiene tristamente alla più orrenda mutazione della specie umana: la figlia mostra che c'è una possibilità di ritorno dalla pazzia. Se l'attentato fosse riuscito -come altri ieri a Bagdad, come gli ormai innumerati che insanguinano ogni giorno il mondo, sempre più vasti e tronfi- avrebbe preso un trafiletto nelle pagine interne. Prenda, se la storia è andata così, il più onorato e affettuoso degli spazi.
fonte: www.ilfoglio.it
Unica nota distorta nel pezzo, l'accusa di 'pazzia' rivolta alla madre e a un mondo che Sofri non riesce a spiegarsi altrimenti, come se libertà e responsabilità fossero necessariamente obliterate in una condizione del genere.
Cambiando discorso, in un'Italia che sembra dividersi tra nani e moralisti, tra ballerine e Valori, tra antifascisti pret-a-porter e telegiornali sentimental-erotico-pulp, un richiamo interessante arriva dal Vangelo odierno:
Matteo 23,23-26
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell'anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle.
Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza.
Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto!
Spostando l'analogia dal livello personale a quello sociale, la tentazione di una giustizia e di una sicurezza-spettacolo è quella di "ripulire" solo l'esterno del bicchiere, trattando il peccato come un problema semplicemente morale o sociale, dimenticando che all'interno del problema, all'origine c'è sempre e comunque un uomo. che, in quanto tale, a meno di situazioni patologiche o di privazione dei più elementari diritti umani, è dotato di libertà e responsabilità, e a queste due armi si appiglia se vuole redimersi. A tal proposito si suggeriscono la lettura della testimonianza di due carcerati che hanno scoperto la "libertà dietro le sbarre" grazie a un'esperienza di lavoro.
Segnialiamo in proposito l'articolo di Giorgio Vittadini di cui proponiamo un estratto:
[...]
Contro il giustizialismo deprimente che non ritiene di poter recuperare il male e contro l’impunità irresponsabile, che pensa al male come ad un problema sociale, un cristiano sa che un uomo è così grande da essere responsabile del male fatto e sa che però può cambiare, che un incontro può cambiare la direzione di una vita.
È d’altronde quanto indicato dal dettato costituzionale che sottolinea l’intento riabilitativo della pena carceraria e dà cosi il segno della sanità di una società che cerca di recuperare forze positive al suo interno.
Una possibilità di cammino verso il cambiamento in carcere è data dal lavoro che, oltre a ridare un ruolo positivo nel contesto sociale, permette ai carcerati il sostentamento economico, consente di non sottrarre più risorse alla società, ma di produrne di nuove. Infatti, mentre la recidiva nel nostro Paese è normalmente del 90%, laddove venga offerta la possibilità di imparare un mestiere e praticarlo, la recidiva scende addirittura all’1%.
[...]
fonte: www.ilsussidiario.net
FT
Festeggio con tutto il cuore la ragazzina imbottita di esplosivo che a Baquba ha trovato il modo di attirare su sé l'attenzione della polizia, rifiutandosi così in extremis all'attentato suicida cui era stata condotta da sua madre. Quella benedetta ragazzina, bella da vedere mentre scherzava coi militari con una faccia timida da liberata, ha salvato se stessa, qualche decina di persone ignare, e sua madre, che non glielo perdonerà mai. Non le perdonerà mai di doverle la vita, dopo avergliela data, e averne progettato una così redditizia conclusione. Sua madre appartiene tristamente alla più orrenda mutazione della specie umana: la figlia mostra che c'è una possibilità di ritorno dalla pazzia. Se l'attentato fosse riuscito -come altri ieri a Bagdad, come gli ormai innumerati che insanguinano ogni giorno il mondo, sempre più vasti e tronfi- avrebbe preso un trafiletto nelle pagine interne. Prenda, se la storia è andata così, il più onorato e affettuoso degli spazi.
fonte: www.ilfoglio.it
Unica nota distorta nel pezzo, l'accusa di 'pazzia' rivolta alla madre e a un mondo che Sofri non riesce a spiegarsi altrimenti, come se libertà e responsabilità fossero necessariamente obliterate in una condizione del genere.
Cambiando discorso, in un'Italia che sembra dividersi tra nani e moralisti, tra ballerine e Valori, tra antifascisti pret-a-porter e telegiornali sentimental-erotico-pulp, un richiamo interessante arriva dal Vangelo odierno:
Matteo 23,23-26
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell'anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle.
Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza.
Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi netto!
Spostando l'analogia dal livello personale a quello sociale, la tentazione di una giustizia e di una sicurezza-spettacolo è quella di "ripulire" solo l'esterno del bicchiere, trattando il peccato come un problema semplicemente morale o sociale, dimenticando che all'interno del problema, all'origine c'è sempre e comunque un uomo. che, in quanto tale, a meno di situazioni patologiche o di privazione dei più elementari diritti umani, è dotato di libertà e responsabilità, e a queste due armi si appiglia se vuole redimersi. A tal proposito si suggeriscono la lettura della testimonianza di due carcerati che hanno scoperto la "libertà dietro le sbarre" grazie a un'esperienza di lavoro.
Segnialiamo in proposito l'articolo di Giorgio Vittadini di cui proponiamo un estratto:
[...]
Contro il giustizialismo deprimente che non ritiene di poter recuperare il male e contro l’impunità irresponsabile, che pensa al male come ad un problema sociale, un cristiano sa che un uomo è così grande da essere responsabile del male fatto e sa che però può cambiare, che un incontro può cambiare la direzione di una vita.
È d’altronde quanto indicato dal dettato costituzionale che sottolinea l’intento riabilitativo della pena carceraria e dà cosi il segno della sanità di una società che cerca di recuperare forze positive al suo interno.
Una possibilità di cammino verso il cambiamento in carcere è data dal lavoro che, oltre a ridare un ruolo positivo nel contesto sociale, permette ai carcerati il sostentamento economico, consente di non sottrarre più risorse alla società, ma di produrne di nuove. Infatti, mentre la recidiva nel nostro Paese è normalmente del 90%, laddove venga offerta la possibilità di imparare un mestiere e praticarlo, la recidiva scende addirittura all’1%.
[...]
fonte: www.ilsussidiario.net
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martedì 5 agosto 2008
Addio a Ivan Denisovic
Aleksandr Solzhenistyn è uno di quei personaggi che nel paese del "socialismo reale" e dell'arcipelago Gulag e nel secolo del consumismo e dei 15 minuti di celebrità ha incarnato perfettamente l'insegnamento paolino a "non conformarsi".
Premio Nobel, celebre per aver portato davanti agli occhi degli intellettuali parigini e del mondo occidentale gli orrori della Russia di Stalin, già 30 anni fa mise in guardia dai rischi del consumismo, che col comunismo condivide una matrice materialista.
Lo ricordano Il Riformista, con un articolo che denuncia la miopia di certa sinistra rispetto alle violenze comuniste e Avvenire.
Premio Nobel, celebre per aver portato davanti agli occhi degli intellettuali parigini e del mondo occidentale gli orrori della Russia di Stalin, già 30 anni fa mise in guardia dai rischi del consumismo, che col comunismo condivide una matrice materialista.
Lo ricordano Il Riformista, con un articolo che denuncia la miopia di certa sinistra rispetto alle violenze comuniste e Avvenire.
venerdì 1 agosto 2008
Invito alla lettura & Alitalia capitolo secondo
Nota di merito per ilsussidiario.net, quotidiano on line che si autodefinisce "approfondito". Vi invitiamo a scoprire di persona perchè e a darci il vostro parere.
Segnaliamo in particolare il Dossier Alitalia.
[a titolo assolutamente personale scommetto che nel medio perioso Lufthansa se non partner ufficiale diventerà almeno amante o amica intima di Alitalia]
FT
Segnaliamo in particolare il Dossier Alitalia.
[a titolo assolutamente personale scommetto che nel medio perioso Lufthansa se non partner ufficiale diventerà almeno amante o amica intima di Alitalia]
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